All’inizio di Agosto del 2024 ero in un momento un po’ difficile: avevo dei problemi personali, non ero molto in forma fisicamente e faceva anche un caldo passato alla storia. Insomma, le condizioni ideali per andarsi a fare un bel viaggio in bicicletta in solitaria!
In realtà l’idea di andarmi a fare un giro nasceva proprio da questa situazione non ideale, visto che in altre occasioni mettermi sui pedali e andare a esplorare mi aveva ricentrato e aiutato molto. Ma in questo caso ho messo insieme alcuni errori che hanno reso questo tentativo un vero e proprio inferno. Ma andiamo con ordine.
Volevo andare a Lubiana
L’idea era di portare la bici a Trieste in macchina, e da lì partire per raggiungere Lubiana passando dal Carso. Nella mia ingenuità mi ero immaginato faticose ma fresche pedalate come quando andai sulle Dolomiti,e con questa idea - più mentale che di spirito - il 9 agosto pomeriggio mi sono messo in macchina e sono arrivato a Trieste. Ero già stanco, c’era un’umidità furente, e soprattutto mi sentivo molto solo, nonostante la bellezza della città. O forse proprio per questo.
Passeggiata e cena gradevoli, nottata però infernale. Ho dormito pochissimo, come spesso accade se non brillo di serenità e mi trovo anche in posti diversi da casa. La mattina ho però trovato il coraggio che mi serviva, e sono partito. Qui il primo errore: per evitare una strada molto trafficata, ho scelto un lastricato girone dantesco denominato Via della Pace, letteralmente un muro con picchi di pendenza tra il 16 e il 25% (!!). Impossibile, e faticoso anche spingere la bici, cosa che ho fatto per diversi km.
Sfiancato
Arrivato in cima ero già sfiancato, avevo pedalato e spinto la bici per soli 5km e l’elevazione non superava i 350mt, ma in qualche modo ero arrivato a Opicina con una vista spettacolare sul Golfo di Trieste. Si era fatto però già tardi e cominciava a fare molto caldo. Con questi presupposti, proseguo e inizio anche qualche bella sterrata in campagna e boschi, seguendo con fatica il percorso tracciato con Komoot (a proposito, reel e meme di quello che succede quando ti fidi di Komoot abbondano), ma arrivato a San Daniele del Carso, ero sfinito. Stanchezza, caldo e umidità opprimenti, piacere di pedalare e visitare luoghi pari allo zero.
E avevo fatto solo 32km.
Da San Daniele del Carso fino a Gorizia il percorso inziava finalmente a spianare (discesa e poi pianura), ma quando sono arrivato a Gorizia si era già fatto pomeriggio inoltrato, e avrei avuto ancora 40 sconosciuti km da fare per chiudere la prima tappa. Lì, ho fatto il primo vero reality check, e non solo di quella giornata.
Rinuncia con beffa finale
Ero a Gorizia, ultimo luogo da cui prendere facilmente un treno per tornare a Trieste. Altri 40km fino a Tolmin li avrei anche fatti, ma poi? Salite e pendenze dei giorni successivi sarebbero state molto dure, e il caldo prometteva solo disastri. Mi sono guardato allo specchio, e ho deciso di tornare.
Ho preso il treno da Gorizia per Trieste intorno alle 17. Arrivato a Trieste stanco, sporco e sudato, ho caricato la bici in macchina e sono ripartito per Ravenna, cosa che, per l’orario e le condizioni in cui ero, sarebbe stato meglio evitare. Un viaggio lungo, trafficato (la Romea è sempre un inferno, figuriamoci nei giorni prima di Ferragosto), ma alla fine in tarda serata sono riuscito ad arrivare. Ero veramente a pezzi come non ricordavo da tempo. Ho parcheggiato, scaricato la bici dall’auto e cominciato a litigare con la ruota anteriore da rimontare. Dopo diverse bestemmie finalmente ce l’ho fatta e, barcollando, mi sono avviato verso casa, dove mi sono come sempre caricato la bici per due piani di scale (ma non per molto ancora…). Arrivato su, ho deciso di lasciare le borse in auto. Davvero non avevo la forza né la voglia di scendere d nuovo in strada.
La mattina dopo, più o meno riposato, scendo per andare a recuperare la mia roba, ma trovo la macchina aperta e il bagagliaio vuoto. Avevano rubato tutta la mia attrezzatura da bikepacking: due borse Apidura, altre due borse da forcella, vestiti, scarpe, divise di ricambio, vari effetti personali, persino il kindle. Ora, cosa sia successo, non lo so: potrei aver lasciato il bagagliaio semiaperto, oppure chiuso ma qualcuno può aver visto le manovre. La macchina era certamente aperta: potrei aver dimenticato di chiuderla o aver provato a farlo senza riuscirci (se il bagagliaio non era chiuso bene). Una giornata allucinante, iniziata alle 7 di mattina scalando la Via della Pace a Trieste, finita alle 23 in un parcheggio dove centinaia di euro di attrezzatura mi è stata rubata (per farne cosa poi, sarà finito tutto in qualche fosso).
Da quel giorno, tra alti e bassi, sono cambiate molte cose, e per molti versi si è trattata di una delle esperienze più formative degli ultimi anni, certamente di grande impatto. Sarebbe lungo spiegare il come e il perché, ma magari lo farò in qualche altro post. Comunque mi riservo di tornare da quelle parti, prima o poi arriverò a Lubjiana in bici!
